Quando esce un film di Ferzan Ozpetek ci si aspetta sempre qualcosa. Le difficoltà del rapporto con l’altro, lo scoprire una realtà totalmente diversa da quella percepita, il ricordo di qualcosa che lega indissolubilmente al passato, il riscoprire la propria spiritualità… Abbiamo sempre aspettato qualcosa e abbiamo sempre trovato dell’altro. Rigorosamente con effetto, devastante alle volte, emozionante sempre.Questa volta ci si poteva aspettare una ripetizione, la ripresa di una situazione nota, un goliardico convivio, un personaggio estroso. Ma anche questa volta abbiamo trovato dell’altro. Un giorno perfetto è un vero colpo di cannone pronto a stenderci in un mare di sensazioni. E’ un film nero, sintesi di un pessimismo che aleggia nell’aria, entra nelle nostre vite e ci imprigiona senza via d’uscita. E così a due anni dall’uscita di Saturno Contro, siamo qui, di fronte ad un film che si allontana dai cliché del mondo omosessuale per mostrarci Emma e Antonio, una coppia separata con due figli, ordinaria, non diversa dalle altre, almeno apparentemente. Perché Antonio mostra ben presto sul volto tirato un profondo dolore e osserva, segue, perseguita Emma, implodendo il suo silenzioso grido. Nessuno è capace di restare per troppo tempo in disparte, per troppo tempo in silenzio. Fino a pagarne le drammatiche conseguenze.
Ozpetek questa volta indaga più che mai sulla psicologia dei personaggi, li spia, li inquadra all’interno di una scomoda realtà. Ognuno di loro ha un ruolo ben definito, eppure tutti cercano l’indefinito. Ognuno guarda i propri disastri, i propri fallimenti, le proprie paure, le proprie frustrazioni. E intorno solo la difficoltà di cambiare e cambiarsi.
Un film registicamente perfetto, stilisticamente ineccepibile. Siamo già coinvolti durante l’inquadratura iniziale, che esplora una normale abitazione borghese fino a posarsi sugli occhi di Emma, spalancati nel cuore della notte. E’ l’inizio e la fine di tutto. Un film in cui il regista turco gioca sul tempo, essenzialmente un giorno (la vicenda si svolge nell’arco di una giornata), e tanti personaggi, che si incrociano, a volte sfiorano, ma che vivono in modalità diverse forse lo stesso dramma. Un senso di frustrante immobilità. Tante storie egregiamente interpretate da un cast scelto ad hoc, tra cui svetta Isabella Ferrari. Una donna, una madre, un personaggio stralunato, sconfitto, forse vincitore, probabilmente incerto. Ma essenzialmente una donna, a tratti sensuale, a tratti un po’ “puttana”. A volte basta che Ozpetek indugi per pochi secondi sulle sue labbra per restare estasiati dalla sensualità e dalla sessualità che riesce a comunicarci, quasi a ricordare le straordinarie donne di Almodóvar. E non da meno fanno Valerio Mastrandrea, ottimo nel ruolo di un ex marito dalla psicologia debole, e Nicole Grimaudo, sorprendente nel ruolo di una moglie modello, troppo giovane, molto infelice. Ma c’è spazio anche per un’enigmatica Monica Guerritore, una svampita Stefania Sandrelli, e tanti personaggi che formano un’orchestra dagli accordi perfetti e dalla sinfonia ineccepibile. E la musica che ascoltiamo è quella di un dramma che piano piano ci consuma, che ci porta al finale del film con un colpo di scena forse già in parte assorbito, forse troppo caricato o forse un po’ staccato dal resto della storia. Ma non importa, va bene così. E mentre Emma mangia con sensuale rabbia il suo gelato alla crema, il giorno perfetto volge al termine, ma portando in sé la strana sensazione che il nuovo giorno sarà terribile.
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