ALLA SCOPERTA DELLA TERZA DIMENSIONE
Flatlandia. Il mondo ha infiniti volti.
Flatlandia cos'è? È un racconto? Una favola? Un teorema? Una risposta a domande che da sempre ci poniamo? Ma se la risposta che cerchiamo non esiste – come ahimè accade quando ci si interroga sula viscerale questione della Vita – cosa c'è di meglio di una domanda ben posta? Una domanda che lasci aperti interrogativi ulteriori. Perché una domanda ben posta è ciò che di meglio si può ottenere da un quesito senza tempo e senza via d'uscita.
Edwin A. Abbott , scrittore pedagogo e teologo britannico, guarda all'eterna questione della vita attraverso una favola matematica. Flatlandia non fornisce risposte. Non scomoda Dio. Non costruisce risposte articolate. La sua “risposta” consiste nel decostruire certezze. E non è l'agire sadico di chi elimina le poche certezze che ci restano. Abbott ci regala una domanda azzeccatissima: esiste un limite alla realtà empirica e all'umana immaginazione?
Prendiamo un Mondo bidimensionale. La Terra è un Piano e gli individui forme geometriche la cui classe sociale è direttamente proporzionale al numero dei loro lati.
Che succede se il protagonista Quadrato incontra un Cerchio che non è un cerchio ma una Sfera? Il Quadrato lo vede come Cerchio (una Sfera tagliata da un piano appare come cerchio, giusto?) ma la Sfera sa di non essere cerchio. La Sfera gli parla di un “sopra” e di un “sotto” di cui il Quadrato ignora l'esistenza. Il Quadrato non sa se credere al Cerchio. Crollano le certezze. Il mondo diventa più grande e più insicuro.
Ecco che una (apparentemente) favoletta di cerchi e sfere si trasforma in un monito. Il mondo è la prospettiva con cui guardi ad esso. Infinite prospettive svelano infiniti mondi.
Abbott ci fa scoprire che può esistere una dimensione superiore a quella che percepiamo e lo fa ponendoci di fronte all'avventurosa quanto sconcertante scoperta dell' “alto” e del “basso” per una figura a due dimensioni.
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