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LA CLASSE, ENTRE LES MURS

LA CLASSE, ENTRE LES MURS

LA NOSTRA RECENSIONE

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12/10/2008, Endrio Martufi

E’ arrivato in Italia “Entre les murs” (In Italia La Classe), film già vincitore dell’ultimo festival di Cannes e che rappresenterà la Francia ai prossimi Oscar del cinema. Una pellicola interpretata dall’ex insegnante François Bégaudeau, attore, autore della sceneggiatura e scrittore del libro da cui è tratto l’omonimo film. Un film dai contenuti forti, dagli spunti interessanti, dalle riflessioni scioccanti. Un film che non fa altro se non raccontare la vita all’interno di una classe scolastica, tra i ragazzi di terza media di una scuola parigina, ma attraverso lo sguardo del loro insegnante. A metà tra film e documentario, questa straordinaria pellicola rappresenta la poesia all’interno di un freddo esperimento sociologico. Ci proietta all’interno di questa realtà nera, quasi irreale, dove osserviamo tra le parole, gli sguardi e i gesti di questi ragazzini, il mondo che verrà. O forse quello che già c’è. E’ l’eterna lotta tra chi insegna e chi apprende, una dura battaglia che in questi ultimi anni sta mietendo sempre più vittime tra gli insegnanti. Sono sempre più lontani i tempi dell’apprendimento, e si ha quasi la percezione che molti ragazzi non solo abbiano perso la fiducia verso il futuro, ma si siano calati perfettamente nel ruolo dell’insolente menefreghista. Non c’è più interesse verso nulla, non ci sono stimoli, c’è solo superficialità. E’ questo lo specchio di una realtà che vede il progressivo decadimento dei costumi e delle capacità di apprendimento delle nuove leve? C’è ancora spazio per l’istruzione in una modernità che vede gli studenti sempre più impuniti e impunibili? In realtà c’è molto di più. Attraverso piccoli dettagli questo film ha la straordinaria capacità di farci vedere al di là del muro, di comprendere che quell’aula rappresenta la vita, e le difficoltà di integrazione che ancora oggi persistono in Francia. Cinesi, africani o semplicemente francesi di umili origini, sembrano oggi parte di quei sobborghi che nulla hanno a che fare con le grandi possibilità dei ragazzi “burro e prosciutto” (come chiamano gli alunni di questa scuola i loro coetanei della Parigi bene). Diversità, disparità, difficoltà. E poi tanta naturalezza. I dialoghi sono perfetti, e ci si confronta come in una vera classe, quasi come se la macchina da presa non esistesse. Tra quelle mura c’è un mondo, eppure sembra non esserci nulla. Non ci sono desideri, non ci sono pensieri, non c’è interesse. C’è solo una curiosità superficiale, e un’incapacità di reagire. A metà tra la rassegnazione e la speranza in un radicale cambiamento, restiamo consumati dal pensiero di quel piccolo grande uomo, di quell’insegnante, che vorrebbe cambiare tutto, ma che forse, dovrà solo cambiare se stesso. Un autentico capolavoro.

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Bel film, molto coinvolgente e soprattutto senza voglia di mostrare un'opinione al pubblico quanto desiderio di sollecitare il pubblico a creare un'opinione. In Italia i soli film sulla realtà scolastica sono le orripilanti telenovele alla Federico Moccia o il simpatico, ma un po'manicheo, Caterina va in città...

Vito beurre jambon il 13/10/2008 11:54