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MARCO TRAVAGLIO SUPERSTAR

MARCO TRAVAGLIO SUPERSTAR

Dopo l'incontro-scontro con Sgarbi, altre polemiche nella trasmissione di Fazio

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12/05/2008, Stefano Rita

Sembra di assistere ad un (brutto) film già visto, che rimanda al famoso ''editto bulgaro'' di Berlusconi, quello che di fatto allontano' Biagi, Luttazzi e Santoro dalla Rai, anche se il Presidente del Consiglio e Sgarbi dicono ancora che non andò così. Anche allora uno dei protagonisti principali della vicenda fu proprio il giornalista Marco Travaglio, intransigente nei confronti delle malefatte della classe politica e che "si esalta" appena il centrodestra va al governo.

Non vogliamo qui difendere Travaglio che non ne ha bisogno e che, va detto, condisce il racconto delle vicende giudiziarie con insulti nemmeno troppo velati, ma desta molta preoccupazione il modo in cui hanno reagito alcuni esponenti del centrodestra alle parole del giornalista il quale, citando il suo stesso libro, ha alluso ad amicizie mafiose del Presidente del Senato, Renato Shifani. E' legittimo, infatti, replicare alle accuse, ma personaggi come Gasparri, Matteoli ed altri sono andati oltre, mettendo alla gogna anche Fabio Fazio e la stessa Rai, colpevoli di aver invitato a "Che tempo che fa" il giornalista per parlare del suo ultimo libro. "La Rai - ha detto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri -, crede che tutto si chiuda dopo le offese a Schifani con la letterina di Cappon? E Fazio vuole gli applausi dopo le flebili scuse e l'invito al presidente del Senato? Si scusa con il pubblico? Veramente minimalista il suo patetico discorsetto appena recitato. Non aggiungo altro e tengo per me il giudizio su una persona cosi' modesta".

Cosa bisognerebbe fare, secondo loro? Invitare in televisione solo chi dice cose gradite alla maggioranza parlamentare? Hanno tutto il diritto di attaccare le parole di Travaglio se lo ritengono opportuno, ma negargli la possibilità di parlare o pretendere dalla Rai di redigere, di fatto, una "lista nera" di persone che non hanno diritto di parola, è un'altra cosa.

Per quanto riguarda la mancanza di contradditorio, ha riscosso consensi la dichiarazione di Antonio Di Pietro: un giornalista che espone dei fatti, per quanto, aggiungiamo noi, visti dalla sua personale ottica, non deve affrontare un contradditorio come invece è giusto che facciano due politici che si confrontano da due schieramenti diversi; sarebbe come affermare che un rapinatore deve poter dire la sua quando al telegiornale si dà la notizia della rapina per cui è stato arrestato.

Non vogliamo entrare nel merito delle accuse rivolte a Schifani, per le quali, fra l'altro, il Preseidente del Senato ha tutto il diritto di replicare ed i mezzi per farlo. Ma Travaglio ha parlato di cose di cui si sta occupando o si è occupata la magistratura, non di sue congetture. Sul "metodo" con cui lo fa si può certamente protestare, ma non è neanche questo il punto. Il punto è che si assiste a delle prese di posizione, da parte di alcuni politici, che palesano una voglia di censura insopportabile. Il "caso" Travaglio non sembra che un pretesto.

Getta nello sconcerto anche lo zelo con cui anche Anna Finocchiaro, del Partito Democratico, si è affrettata a difendere Schifani. Va bene instaurare un clima disteso in Parlamento, ma se questo significa rafforzare la "casta", sempre più coesa al suo interno a prescindere dagli schieramenti politici e combattiva verso le critiche esterne, non è un bene per gli italiani. Intanto i vertici Rai, a cominciare dal direttore generale Claudio Cappon, hanno preso le distanze da Travaglio, mentre Fazio ha dovuto leggere una lettera di scuse all'inizio della trasmissione successiva. Sconforto.


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